Cosa si rischia con il “pezzotto”

Ultimamente si è sentito spesso parlare di “pezzotto“, un metodo illegale diffuso principalmente al sud Italia (precisamente in Campania, nel napoletano) di poter vedere contenuti distribuiti da piattaforme a pagamento, ad un prezzo inferiore. Ciò si può fare attraverso un decoder collegato ad internet, che decodifica il segnale proveniente da Netflix, DAZN, Sky ecc. Solitamente, questo sistema viene utilizzato per guardare le partite calcistiche distribuite dalle Pay tv.

Se per molto tempo i fruitori del sistema “alternativo” hanno agito indisturbati, negli ultimi mesi la guardia di finanza ha disposto sequestri e perquisizioni nelle case dei “clienti”. Lo scopo è ovviamente quello di stanare le bande criminali che forniscono il servizio illegale, ma anche per chi lo utilizza ci sono le conseguenze.  Al momento degli interventi degli inquirenti, al sistema erano collegati circa 700 mila utenti.

Ma come funziona il “pezzotto”? Il vero nome è IPTV, “Internet Protocol Television”, è un sistema basato su protocolli TCP/IP, e permette di trasmettere segnali televisivi a pagamento tramite internet. Per accedere a questo sistema illegale, i fruitori cambiano il loro indirizzo IP. Infatti in Italia i siti di IPTV vengono costantemente oscurati dagli interventi delle forze dell’ordine.

 

Quali sono le conseguenze per i fruitori?

La Suprema Corte ha sancito in più sentenze che l’utilizzo di piattaforme illegali costituisce una violazione del diritto d’autore. Inoltre, la violazione è commessa con mezzi fraudolenti.  Le conseguenze sono una multa che va da 2.000 euro a 25.000 euro. Inoltre, è prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Nonostante ciò, dopo le prime operazioni di sequestro, i codici di attivazione del sistema illegale sono tornati online e diffusi su piattaforme come Telegram o gruppi Facebook nascosti. Chi gestisce il sistema riesce a generare nuovi metodi d’accesso in poco tempo, ma tra gli utenti regna la paura ed il timore di esser beccati dalla finanza e pagarne le conseguenze, che, come già detto, non sono propriamente cose da poco. Inoltre gli inquirenti riescono sempre a raggiungere l’account e quindi l’abitazione di chi usa il servizio illegale

Le licenze dei server sono ancora attive al momento, ma saranno off line entro poco tempo. Secondo la polizia postale, infatti, si tratta di una soluzione di utilizzo solo temporanea, e che presto il servizio non sarà più usufruibile.

I guadagni del “pezzotto”

In totale i fruitori della piattaforma illegale sarebbero circa 1,2 milioni  le perdite (o meglio, mancati guadagni) per i canali legali ammonterebbero a 350 milioni di euro. I “clienti” del pezzotto però si lamentano degli eccessivi costi delle piattaforme legali, e soprattutto del fatto di dover sottoscrivere più abbonamenti per poter guardare tutte le partite o serie tv di loro interesse, in quanto l’offerta è frazionata su più canali.

Ci sono, però, dei metodi per dividere gli abbonamenti “condivisibili”. Se non si conosce nessuno con il quale dividere il costo di Netflix o altre piattaforme, ci si può affidare a siti web o gruppi social dove anche persone sconosciute tra loro possono mettersi d’accordo per dividere la quota ed ammortizzare i costi. Tutto in maniera perfettamente legale, senza violare i termini e le condizioni delle varie piattaforme e non incappare in rischi di alcun tipo.

Autore dell'articolo: Davide Venturini