Bellezza collaterale: ecco cos’è

A volte viviamo momenti spiacevoli, che ci spingono a provare dolore e a superarlo con molta difficoltà. Un qualunque evento della vita, che sia una perdita o una sofferenza, ci incanala in una sorta di apatia che non ci lascia più apprezzare il bello di vivere. E invece, anche in questi momenti critici, si dovrebbe imparare a trovare il positivo: in tale contesto si piazza bene il concetto di bellezza collaterale.

Bellezza collaterale: cos’è?

Per bellezza collaterale intendiamo un sorriso nel dolore, ovvero il modo di trovare il bello nella sofferenza. Non si tratta di bellezza creata, piuttosto uscita così per caso nel contesto, accidentale, ma ugualmente collegata alla sofferenza. Essa deriva dal fatto che tempo, amore e morte sono concetti collegati tra loro che inevitabilmente influenzano gli esseri umani e le loro vicende.

Pur essendoci un simile legame, l’uomo però si concentra solo sulla parte sofferta, guardando le cose dalla prospettiva sbagliata. Si focalizza su quello che era vivendo e dimentica di osservare quante cose belle invece stanno accadendo intorno a loro. Con la bellezza collaterale si crea il giusto legame tra il dolore e il bisogno di allargare i propri orizzonti, inciampando in qualcosa di positivo.

Il film di ispirazione

Il concetto nasce dopo l’uscita del film Collateral Beauty di David Frankel interpretato da Will Smith. All’interno del film si spiegano tutte le difficoltà del vivere un dolore immane come la perdita di un figlio, e la consequenziale reazione positiva, di ritrovare cioè uno spiraglio positivo di vita.

Howard, dirigente pubblicitario, dopo la morte della figlia, va in depressione, diventa un eremita e tocca per un pelo il suicidio. I colleghi assoldano un investigatore temendo che l’azienda possa fallire. Scoprono così tre lettere scritte da Howard, indirizzata rispettivamente a Tempo, Amore e Morte. Pertanto assumono tre attori, ognuno dei quali deve interpretare una di queste entità. Devono mostrarsi ad Howard, farlo passare per pazzo, così da poterlo fare fuori dall’azienda e iniziarla a gestire come si deve.

Interfacciandosi con le tre entità, grazie agli stratagemmi montati dai colleghi, Howard decide di prendere parte ad un gruppo di sostegno dove inizia a rapportarsi ad altre persone con altre sofferte storie. Ritrova così la bellezza collaterale, intesa come la bellezza che è in ogni cosa e che circonda ogni uomo.

Come reagire

Sarebbe dunque importante, per superare un dolore cercare di non isolarsi. È giusto elaborare la differenza ma parlarne con qualcuno aiuta ad esorcizzare il baratro. Ci sono i gruppi di sostegno, se proprio non ci si  vuole affidare ad amici e parenti. Magari parlando con qualcuno dalla medesima esperienza si riesce a raggiungere una maggiore consapevolezza della propria esperienza. Esperienza che, diventa più facile da sopportare.

Alzarsi e reagire è il minimo che si possa fare. Nonostante il dolore possa accompagnarci per il resto della vita, è importante darsi una ragione per andare avanti, cogliendo, quando c’è, la bellezza che ci circonda. Riagguantare in mano la propria vita è giusto e doveroso, perché solo così inizieremo un nuovo capitolo della nostra vita, intitolato “Il meglio del vivere”.

Autore dell'articolo: pamela